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Giaveno
ha il mal d’Africa
Scout
per una scuola in Kenya
Partiranno il 17 luglio e si
tratterranno fino all’8 agosto: sono gli scout del clan
Naviglia del gruppo Avigliana1, che vede al suo interno
diversi giavenesi. Si recheranno in Africa, precisamente in
Kenya, più precisamente, restringendo il campo, sulle sponde
del lago Vittoria, nella regione del Gwassi, nella penisola di
Nyandiwa, dove da diversi anni (dal 1983) è in corso un
progetto di solidarietà internazionale chiamato
“Harambee” che nella lingua locale significa “Lavorare
insieme”. A Nyandiwa, che è un paese molto esteso, senza un
vero centro, vivono circa 1200 persone, organizzate secondo
regole di vita comunitaria democratica con un sindaco eletto.
Il progetto riguarderà però tutta la regione circostante.
I valsangonesi interessati sono le
gemelle Marcella e Francesca Biddoccu, il marito di
quest’ultima Gabriele Maniaci e tutta una famiglia coazzese,
quella dei Tessa con i due giovani Riccardo e Simone ed i loro
genitori. La combriccola comprende anche due capi scout di
Bussoleno, per un totale di 18 ragazzi, di età compresa tra i
18 ed i 21 anni, più due genitori. I partecipanti fanno parte
del “clan Naviglia”: nell’organizzazione scout un clan
è l’ultimo gruppo in cui si è animati; da lì in poi si può
scegliere di diventare animatori e proseguire nella propria
missione educativa.
La proposta
del viaggio-missione in Africa arriva dai capi, in particolare
dagli sposi Francesca e Gabriele, che non hanno dovuto
faticare molto a convincere gli altri. Del resto lo scoutismo
si pone sempre al servizio del prossimo, e questo progetto li
ha convinti fin dall’inizio. Ogni partecipante si paga il
viaggio; per raccogliere fondi è stata attivata la Quaresima
di solidarietà e sono in offerta biglietti per una
sottoscrizione a premi (a Giaveno si possono trovare
all’Isola del Libro).
Gabriele è
tornato da poco da un primo giro di ricognizione sul posto,
per verificare quali sono le necessità, per cominciare a
conoscere le persone del villaggio e per cercare di prevenire
eventuali contrattempi. È stato a Nyandiwa dal 27 febbraio al
20 marzo ed ha scattato le fotografie che trovate a corredo di
questo articolo.
La
sistemazione del gruppo piemontese sarà in tende in un ampio
spiazzo dietro alle costruzioni esistenti, che comprendono una
stalla, un pollaio, un asilo e una casa scout. Dal 1985 ad
oggi, diversi progetti di cooperazione hanno permesso di
costruire anche un acquedotto.
Il centro è
nato all’interno del progetto Harambee, promosso dalla
Fondazione Brownsea, che si pone tra i criteri quello dell’autosviluppo.
Dopo una prima fase che prevedeva l’animazione dei bambini,
si è coinvolta la popolazione locale, chiamandola ad
esprimere i suoi bisogni. È una fase importante, perché si
evitano “cattedrali nel deserto”, e ogni intervento si
basa invece sui principi della effettiva necessità e
soprattutto sul co-finanziamento. Una parte dei soldi arriva
dall’esterno, l’altra viene dal posto. Per fare un
esempio, con la vendita delle uova prodotte dal pollaio, si
paga la maestra dell’asilo.
Il progetto
specifico a cui lavoreranno i volontari scout ad agosto è la
costruzione di una scuola di arti e mestieri. È già partito
un corso di sartoria, e la popolazione ha chiesto di allestire
uno spazio per i computer. “Può sembrare una richiesta
strana, ma occorre pensare che le città sono simili alle
nostre, e il computer è un utile strumento per trovare
lavoro, per
comunicare con i servizi della città (che è a 150
chilometri) e anche con il resto del mondo”, spiega
Gabriele. Inoltre, c’è una grossa difficoltà nell’invio
della posta ordinaria, anche con le scuole gemellate, e la
posta elettronica può ovviare a molti inconvenienti.
“Inoltre, occorre tenere presente che la popolazione è
decimata dall’Aids, che ha colpito soprattutto la fascia tra
i 30 ed i 40 anni: ci sono moltissimi bambini orfani: si vuole
cercare di dar loro un futuro”. L’idea è quindi quella di
attrezzare un laboratorio con sei postazioni pc più una per
il docente; in questo modo si potrà fare scuola a 12 allievi
per volta. A seconda dei fondi che si riusciranno a
raccogliere, l’aula sarà dotata anche di stampante,
scanner, fotocopiatrice.
Il gruppo
scout di Avigliana si occuperà della fase di allestimento, e
a questo proposito Gabriele nel suo viaggio ha già contattato
il fornitore dei pc a Nairobi, la capitale del Kenya. Un altro
gruppo, romano, sarà sul luogo a partire dal 9 agosto e si
occuperà di insegnare ad alcuni ragazzi del luogo che a loro
volta diventeranno i docenti. L’elettricità per far
funzionare il tutto deriva da pannelli solari, che però sono
molto costosi, e da generatori a gasolio.
Tutti i
ragazzi coinvolti nel viaggio hanno partecipato a numerosi
incontri di preparazione presso l’ente organizzatore, la
fondazione Brownsea, iniziati un anno fa, e hanno sottoscritto
un codice etico di comportamento improntato al rispetto delle
persone. Ad esempio, sono vietati regali di ogni tipo, per
precise ragioni (invidia, elemosina, favoreggiamenti), ma
soprattutto perché si crede nello sviluppo aiutato ma
autorealizzato. “Nella zona scelta i problemi di base sono
risolti, e anche i lavori tradizionali non mancano, (falegname
e pescatore); quello che ci si propone è di guardare oltre,
pensare anche al domani”, concludono Gabriele e Francesca.
Gemellaggio
con l’ospedale di Alua in Mozambico
Da alcuni anni l’ospedale giavenese
è gemellato con quello di Alua, in Mozambico, grazie
all’interessamento del dottor Alessandro Bertuzzi e del
tecnico radiologo Fulvio Fiore. I due sono stati per due anni
consecutivi in Africa, per un mese, e lo scorso anno ha
partecipato al viaggio anche Enzo Aiello, conosciuto attore
della compagnia teatrale “Ij Camolà” e aiuto regista di
GiavenoTv.
L’ospedale
di Alua opera in condizioni di emergenza in una regione
poverissima, molto estesa e popolata. Gli interventi di Fiore
e Bertuzzi sono stati sempre improntati a portare attrezzature
di prima necessità, come un ecografo portatile e medicinali
vari, acquistati grazie alla raccolta di fondi in Val Sangone
attraverso diverse iniziative di sensibilizzazione.
L’ospedale è gestito dalle suore comboniane dirette da Suor
Enrica, che ha spesso contatti con i giavenesi per informarli
degli sviluppi dei lavori e dell’andamento dell’ospedale.
Un grosso progetto riguarda la fornitura di acqua potabile al
nosocomio, tramite un sistema di tubazioni e di rubinetteria
nei vari reparti, e la costruzione di impianti elettrici che
sfruttano l’energia solare grazie ai pannelli fotovoltaici.
Le
richieste espresse dalla direzione dell’ospedale a Fiore ed
Aiello, che sono stati in Mozambico a settembre, sono già
state esaudite grazie al viaggio di una ostetrica di Verona,
Daniela Zardini, che è stata nel centro di formazione
dell’ospedale di Alua per un progetto scolastico per
ostetriche di villaggio. Ha portato anestetici per piccoli
interventi ginecologici, ferri per mettere in trazione le
fratture di femore, reagenti, strumenti per determinare la
glicemia. Per Natale, l’ospedale è stato dotato di armadi e
scaffali costruiti in una missione vicina.
In occasione
della Pasqua, l’associazione Pro Alua Mozambico ha ricevuto
notizie da Suor Enrica tramite internet. Una di queste è
molto positiva: si tratta dell’arrivo all’ospedale di suor
Elisabetta, una dottoressa che affiancherà l’attuale, suor
Monica. Parte dei medicinali richiesti sarà in viaggio già a
maggio, grazie ad un volontario di Varese. La notizia brutta
– terribile - riguarda invece il rapimento e l’uccisione
di diversi bambini nella città di Nampula: essi vengono
assassinati per prelevare gli organi da avviare ad un macabro
mercato clandestino. Una suora brasiliana è stata uccisa per
aver denunciato questi incresciosi episodi.
Intanto,
prosegue l’opera si sensibilizzazione dei valsangonesi,
soprattutto nelle scuole, dove viene proiettato il filmato che
Aiello e Fiore hanno realizzato durante l’ultimo loro
soggiorno. I bambini della elementare di Coazze e dell’Anna
Frank di Giaveno, i primi coinvolti, hanno dimostrato grande
interesse per le vicende dei loro sfortunati coetanei
africani.
Si
spera che possano convincere i genitori della necessità di
dare un aiuto concreto all’ospedale di Alua (tramite
versamenti sul conto corrente bancario numero 3307616 presso
la banca Unicredit di Giaveno).
Intanto Fulvio
Fiore sta programmando il prossimo viaggio, che sarà a
settembre, accompagnato da Federico Ferrero.

Nelle foto,
dall’alto: Enzo Aiello (a sinistra) e Fulvio Fiore
all’arrivo ad Alua, due interni dell’ospedale, donne che
portano fascine di legno, la scuola, un’immagine del mercato
e donne in attesa di un esame.
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