IN GIAVENO - Notizie - Aprile-04 week 17

 Giaveno ha il mal d’Africa
Scout per una scuola in Kenya
 

Partiranno il 17 luglio e si tratterranno fino all’8 agosto: sono gli scout del clan Naviglia del gruppo Avigliana1, che vede al suo interno diversi giavenesi. Si recheranno in Africa, precisamente in Kenya, più precisamente, restringendo il campo, sulle sponde del lago Vittoria, nella regione del Gwassi, nella penisola di Nyandiwa, dove da diversi anni (dal 1983) è in corso un progetto di solidarietà internazionale chiamato “Harambee” che nella lingua locale significa “Lavorare insieme”. A Nyandiwa, che è un paese molto esteso, senza un vero centro, vivono circa 1200 persone, organizzate secondo regole di vita comunitaria democratica con un sindaco eletto. Il progetto riguarderà però tutta la regione circostante.

I valsangonesi interessati sono le gemelle Marcella e Francesca Biddoccu, il marito di quest’ultima Gabriele Maniaci e tutta una famiglia coazzese, quella dei Tessa con i due giovani Riccardo e Simone ed i loro genitori. La combriccola comprende anche due capi scout di Bussoleno, per un totale di 18 ragazzi, di età compresa tra i 18 ed i 21 anni, più due genitori. I partecipanti fanno parte del “clan Naviglia”: nell’organizzazione scout un clan è l’ultimo gruppo in cui si è animati; da lì in poi si può scegliere di diventare animatori e proseguire nella propria missione educativa.

La proposta del viaggio-missione in Africa arriva dai capi, in particolare dagli sposi Francesca e Gabriele, che non hanno dovuto faticare molto a convincere gli altri. Del resto lo scoutismo si pone sempre al servizio del prossimo, e questo progetto li ha convinti fin dall’inizio. Ogni partecipante si paga il viaggio; per raccogliere fondi è stata attivata la Quaresima di solidarietà e sono in offerta biglietti per una sottoscrizione a premi (a Giaveno si possono trovare all’Isola del Libro).

Gabriele è tornato da poco da un primo giro di ricognizione sul posto, per verificare quali sono le necessità, per cominciare a conoscere le persone del villaggio e per cercare di prevenire eventuali contrattempi. È stato a Nyandiwa dal 27 febbraio al 20 marzo ed ha scattato le fotografie che trovate a corredo di questo articolo.

La sistemazione del gruppo piemontese sarà in tende in un ampio spiazzo dietro alle costruzioni esistenti, che comprendono una stalla, un pollaio, un asilo e una casa scout. Dal 1985 ad oggi, diversi progetti di cooperazione hanno permesso di costruire anche un acquedotto.

Il centro è nato all’interno del progetto Harambee, promosso dalla Fondazione Brownsea, che si pone tra i criteri quello dell’autosviluppo. Dopo una prima fase che prevedeva l’animazione dei bambini, si è coinvolta la popolazione locale, chiamandola ad esprimere i suoi bisogni. È una fase importante, perché si evitano “cattedrali nel deserto”, e ogni intervento si basa invece sui principi della effettiva necessità e soprattutto sul co-finanziamento. Una parte dei soldi arriva dall’esterno, l’altra viene dal posto. Per fare un esempio, con la vendita delle uova prodotte dal pollaio, si paga la maestra dell’asilo.

Il progetto specifico a cui lavoreranno i volontari scout ad agosto è la costruzione di una scuola di arti e mestieri. È già partito un corso di sartoria, e la popolazione ha chiesto di allestire uno spazio per i computer. “Può sembrare una richiesta strana, ma occorre pensare che le città sono simili alle nostre, e il computer è un utile strumento per trovare lavoro,  per comunicare con i servizi della città (che è a 150 chilometri) e anche con il resto del mondo”, spiega Gabriele. Inoltre, c’è una grossa difficoltà nell’invio della posta ordinaria, anche con le scuole gemellate, e la posta elettronica può ovviare a molti inconvenienti. “Inoltre, occorre tenere presente che la popolazione è decimata dall’Aids, che ha colpito soprattutto la fascia tra i 30 ed i 40 anni: ci sono moltissimi bambini orfani: si vuole cercare di dar loro un futuro”. L’idea è quindi quella di attrezzare un laboratorio con sei postazioni pc più una per il docente; in questo modo si potrà fare scuola a 12 allievi per volta. A seconda dei fondi che si riusciranno a raccogliere, l’aula sarà dotata anche di stampante, scanner, fotocopiatrice.

Il gruppo scout di Avigliana si occuperà della fase di allestimento, e a questo proposito Gabriele nel suo viaggio ha già contattato il fornitore dei pc a Nairobi, la capitale del Kenya. Un altro gruppo, romano, sarà sul luogo a partire dal 9 agosto e si occuperà di insegnare ad alcuni ragazzi del luogo che a loro volta diventeranno i docenti. L’elettricità per far funzionare il tutto deriva da pannelli solari, che però sono molto costosi, e da generatori a gasolio.

Tutti i ragazzi coinvolti nel viaggio hanno partecipato a numerosi incontri di preparazione presso l’ente organizzatore, la fondazione Brownsea, iniziati un anno fa, e hanno sottoscritto un codice etico di comportamento improntato al rispetto delle persone. Ad esempio, sono vietati regali di ogni tipo, per precise ragioni (invidia, elemosina, favoreggiamenti), ma soprattutto perché si crede nello sviluppo aiutato ma autorealizzato. “Nella zona scelta i problemi di base sono risolti, e anche i lavori tradizionali non mancano, (falegname e pescatore); quello che ci si propone è di guardare oltre, pensare anche al domani”, concludono Gabriele e Francesca.

Gemellaggio con l’ospedale di Alua in Mozambico

Da alcuni anni l’ospedale giavenese è gemellato con quello di Alua, in Mozambico, grazie all’interessamento del dottor Alessandro Bertuzzi e del tecnico radiologo Fulvio Fiore. I due sono stati per due anni consecutivi in Africa, per un mese, e lo scorso anno ha partecipato al viaggio anche Enzo Aiello, conosciuto attore della compagnia teatrale “Ij Camolà” e aiuto regista di GiavenoTv.

L’ospedale di Alua opera in condizioni di emergenza in una regione poverissima, molto estesa e popolata. Gli interventi di Fiore e Bertuzzi sono stati sempre improntati a portare attrezzature di prima necessità, come un ecografo portatile e medicinali vari, acquistati grazie alla raccolta di fondi in Val Sangone attraverso diverse iniziative di sensibilizzazione. L’ospedale è gestito dalle suore comboniane dirette da Suor Enrica, che ha spesso contatti con i giavenesi per informarli degli sviluppi dei lavori e dell’andamento dell’ospedale. Un grosso progetto riguarda la fornitura di acqua potabile al nosocomio, tramite un sistema di tubazioni e di rubinetteria nei vari reparti, e la costruzione di impianti elettrici che sfruttano l’energia solare grazie ai pannelli fotovoltaici.

Le richieste espresse dalla direzione dell’ospedale a Fiore ed Aiello, che sono stati in Mozambico a settembre, sono già state esaudite grazie al viaggio di una ostetrica di Verona, Daniela Zardini, che è stata nel centro di formazione dell’ospedale di Alua per un progetto scolastico per ostetriche di villaggio. Ha portato anestetici per piccoli interventi ginecologici, ferri per mettere in trazione le fratture di femore, reagenti, strumenti per determinare la glicemia. Per Natale, l’ospedale è stato dotato di armadi e scaffali costruiti in una missione vicina.

In occasione della Pasqua, l’associazione Pro Alua Mozambico ha ricevuto notizie da Suor Enrica tramite internet. Una di queste è molto positiva: si tratta dell’arrivo all’ospedale di suor Elisabetta, una dottoressa che affiancherà l’attuale, suor Monica. Parte dei medicinali richiesti sarà in viaggio già a maggio, grazie ad un volontario di Varese. La notizia brutta – terribile - riguarda invece il rapimento e l’uccisione di diversi bambini nella città di Nampula: essi vengono assassinati per prelevare gli organi da avviare ad un macabro mercato clandestino. Una suora brasiliana è stata uccisa per aver denunciato questi incresciosi episodi.

Intanto, prosegue l’opera si sensibilizzazione dei valsangonesi, soprattutto nelle scuole, dove viene proiettato il filmato che Aiello e Fiore hanno realizzato durante l’ultimo loro soggiorno. I bambini della elementare di Coazze e dell’Anna Frank di Giaveno, i primi coinvolti, hanno dimostrato grande interesse per le vicende dei loro sfortunati coetanei africani.

Si spera che possano convincere i genitori della necessità di dare un aiuto concreto all’ospedale di Alua (tramite versamenti sul conto corrente bancario numero 3307616 presso la banca Unicredit di Giaveno).

Intanto Fulvio Fiore sta programmando il prossimo viaggio, che sarà a settembre, accompagnato da Federico Ferrero.

Nelle foto, dall’alto: Enzo Aiello (a sinistra) e Fulvio Fiore all’arrivo ad Alua, due interni dell’ospedale, donne che portano fascine di legno, la scuola, un’immagine del mercato e donne in attesa di un esame.

 

 

 

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