IN GIAVENO - RECENSIONI

(PAG 3) RECENSIONI

Raccontare un’esperienza: il Camino de Santiago de Compostela

Sala gremita venerdì scorso in biblioteca per il racconto di Rosanna Collino Maritano sulla sua esperienza del Cammino di Santiago de Compostela. Una grossa cartina della Spagna e alcune diapositive hanno fornito le immagini, ma la parte più interessante è stata quella dell’ascolto.

La stessa relatrice ha raccomandato di immaginare i silenzi, il percorso interiore, il viaggio all’interno della spiritualità che affrontare a piedi il Cammino comporta. Maritano ha raccontato dell’incontro

con diverse persone, di tutto il mondo, rese tutte uguali dalla fatica e dalla consapevolezza della propria esperienza, delle amicizie che nascono e si mantengono nel tempo, della condivisione di quel poco che ognuno porta con sé.

La freccia gialla e la conchiglia sono i due simboli del Cammino, che aiutano a non smarrirsi mai. Una sola volta Rosanna e un’amica hanno perso il sentiero, ma sono state aiutate in modo inaspettato “Questo è il Cammino, che ti sorprende sempre. Ogni persona porta la sua energia che amplia quella del Cammino”, dice la relatrice.

Poche descrizioni delle città attraversate, Pamplona, Burgos e Leon, per lasciare maggior spazio ai paesaggi della Navarra, della Rioja, della Castiglia  e della Galizia, a volte verdeggianti, pieni di speranza, altre volte desertici e deprimenti.

In conclusione, a Finis Terrae, dopo un approccio deludente all’arrivo a Santiago, un po’ troppo commerciale, si ritrova lo spirito giusto e si bruciano i vestiti, prima di rientrare nel solito tran tran quotidiano.

Nelle foto, Rosanna Collino Maritano e la sua “credencial” con tutti i timbri dei luoghi visitati.

 

 
Una tesi sul dissesto idrogeologico in valle

Si è laureata al Politecnico di Torino, Facoltà di Ingegneria, lo scorso 10 marzo con un bel 107/110. Marcella Biddoccu, giavenese, ha presentato una tesi dal titolo “Analisi del dissesto idraulico e geologico in Val Sangone”, discussa con il professore di geologia applicata Dottor Bottino e realizzata con la collaborazione del professor Tropeano del Cnr.

Un bel lavoro, ricco di fotografie, grafici, disegni e soprattutto una grande mole di dati raccolti, anche grazie all’approfondimento negli archivi storici dei comuni di Coazze di Giaveno.

Biddoccu ha scoperto che tra il 1721 ed oggi, la valle è stata interessata da 31 eventi alluvionali documentati, che hanno provocato molti danni, tra cui ovviamente le frane, il suo principale oggetto di studio, e che il 40 per cento di questi si è avuto in periodi primaverili, il 60 in periodi autunnali.

Grazie alla raccolta dei dati, la neodottoressa ha realizzato una Carta dei fenomeni di instabilità, che ha permesso di individuare le frane sul territorio e di stabilire quali sono le zone più a rischio.

Le zone con i danni maggiori sono risultate la valle del torrente Sangonetto, la zona di Forno di Coazze, la zona tra il ponte per Mollar dei Franchi e Dalmassi, il centro abitato di Giaveno in particolare per la presenza dei rii Ollasio ma anche Tortorello e Botetto, le vallate dei rii Romarolo e Tauneri.

Biddoccu ha poi esaminato un particolare tipo di colamento rapido, cioè una frana che si chiama debris flow e ha la particolarità di essere composta di molta acqua, per cui si comporta come un fluido. La zona di attenzione si è quindi concentrata sull’area del rio Brunello e del Rio del Parco, entrambi affluenti del Rio Tauneri, particolarmente soggette a questo tipo di frana. Nella zona del rio Brunello si verificò un evento di colata detritica il 12 giugno del 1929: la dottoressa ha analizzato la relazione del tecnico comunale dell’epoca, anche perché il fenomeno danneggiò le prese dell’acquedotto di Ca’ Verda.

La zona a valle di questi torrenti è abitata: da qui l’interesse per lo studio del comportamento dei fiumi. A volte bastano precipitazioni scarse ma continue per innescare un problema: il terreno ha infatti una certa capacità di assorbimento, una sorta di soglia che se superata conduce ad eventi dannosi per l’uomo. Anche se l’uomo è spesso responsabile, con la cementificazione o viceversa l’abbandono di alcune zone.

Infine, Biddoccu ha simulato un evento al giorno d’oggi. Nel presentare la sua tesi, tra le conclusioni, la neodottoressa si augura che vengano sempre più messe in rete le conoscenze dei dati pluviometrici e anche nivometrici, in modo da facilitare gli interventi in caso di eventi franosi e di calamità.

Nella foto, una frana del 2000 lungo il Tauneri. 

 

L’Ula Veja: incontro ai sapori del passato

La porta della cucina è aperta, di modo che tutti gli avventori possano vedere Piera Favro affaccendarsi in cucina. «Dove non ci sono né cuocipasta, né friggitrici - tiene a precisare subito la cuoca - e tutto viene rigorosamente cucinato al momento». Come quella volta che una bimba, alle prese con le patatine, ha chiesto della maionese: ha dovuto aspettare qualche minuto, il tempo di farla con le uova “vere” e l’olio “vero”.

Il punto di forza de “L’Ula veja” è la cucina casalinga, dove per casalinga si intendono tradizioni culinarie tramandate da nonna a nipote, o raccolte dalle bocche pazienti di zie, cugine e anziane signore che ancora ricordano. Ricordano come si fanno le “siule piene”, le cipolle ripiene, quelle dolci con il cacao, come è tradizione di Coazze, la zuppa di grissini, o la minestra “marià”, sposata, quella con le ortiche, i “capunet” ovvero gli involtini di foglie di cavolo ripiene di carne. Tra le altre prelibatezze proposte, le frittelle di pane, uva e gianduia o le salsicce al barolo con purè di castagne.

I prodotti portati in tavola sono rigorosamente di stagione, quindi le castagne si trovano solo in autunno e inverno, le fragole solo d’estate: sembra una banalità, ma in epoca di globalizzazione è invece una voluta rarità. «La ricerca dei prodotti è molto importante per noi: siamo inseriti nel circuito “Campagna amica” della Coldiretti, e quindi i nostri fornitori garantiscono prodotti coltivati in modo tradizionale e soprattutto la valorizzazione di prodotti locali». Campagna amica è ormai un logo conosciuto e ricercato, ma per quanto riguarda i ristoranti, l’Ula Veja è il primo in Piemonte a poterlo esporre, uno dei primi in tutta Italia ad aver aderito. È un passo importante, perché permette di creare una rete fra coltivatori e ristoratori. 

Oltre ai fornitori della Coldiretti, Favro e la figlia Claudia Giorgis si affidano ai produttori locali, in particolar modo per quanto riguarda i formaggi: tra questi, impossibile non citare il noto “Cevrin di Coazze”. Quello che si può fare in casa, lo si fa, perché la filosofia delle titolari, ed in particolare della Favro, è chiara: «Non mi stanco mai di lavorare, cucinare è la mia grande passione e non mi stanca semplicemente perché adoro farlo». E allora, ci si prepara il pane, anche alle noci, le marmellate da utilizzare nelle crostate, oppure, come quella di uva fragola, da accompagnare ai formaggi come una sorta di Cognà.

La tradizione non esclude però un pizzico di innovazione: così è, ad esempio, per le crespelle di seirass e castagne, o per il “chantibruss”, un delicato bignè ripieno di bruss, il formaggio forte tipico della zona.

La famiglia di Piera Favro è di origine valsusina, e ha la ristorazione nel sangue, ma solo dopo anni di esperienza tra bar e cremerie, nel 2003 è arrivata la decisione, il grande salto verso un ristorante. Complice anche l’aver trovato un locale adatto, arredato poi con paziente ricerca. «Molti dei mobili che compongono l’arredamento arrivano dal solaio di famiglia, e abbiamo speso molto tempo per cercare tavoli grandi, comodi, sedie adatte, e anche, perché no, le giuste fotografie da appendere alle pareti». Che infatti ritraggono scorci della Giaveno di qualche anno fa, con la “scionfetta”, il trenino, ed edifici che non ci sono più.

L’inaugurazione del locale è avvenuta a settembre, e da allora intorno all’Ula Veja si è raggruppata una “grande famiglia”, anche grazie al prezioso lavoro di marketing di Claudia, laureanda in economia, che si preoccupa, senza impegno, di informare delle varie serate a tema o delle altre iniziative del locale, come le merende sinoire in cui si uniscono alle acciughe e ai tomini anche delle succulente zuppe. «Ma il lavoro di marketing è in realtà un “di più”, poiché siamo convinte che la miglior pubblicità sia la soddisfazione del cliente», concludono.

A sinistra, il logo

 

La locanda dl’Ula Veja

Via Viassa 30 (di fianco all’ex bocciodromo) – Giaveno

Telefono: 011/ 9374153, 335/ 6490150

È gradita la prenotazione. A richiesta, si cucinano cervo e cinghiale. Nelle serate a tema, sono a disposizione menù alternativi.

Elisa Bevilacqua

  |HomeE-mail Giaveno shoppingGalleriaEventi |

Copyright © 2004 Leositi.com modificato:   aprile 07, 2004