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IN GIAVENO - La Storia

 

Provincia: Torino
Superficie territoriale: (kmq 71,97)
Il capoluogo è posto a una altitudine di: m 506 s.l.m.
Popolazione al 30 settembre 1999: 14.464 abitanti
Distanze da: Torino km 32
Avigliana km 8
Susa km 39
Pinerolo km 24
CAP: 10094
Prefisso telefonico: 011
Giaveno ha un'origine molto antica: con tutta probabilità la sua fondazione è da attribuire alla famiglia latina dei Gavii di Augusta Taurinorum (Torino), che nella valle ebbero una villa rustica con un fondo agrario di notevole estensione.
L'origine romana è avvalorata da alcuni ritrovamenti: un tratto di lastricato venuto alla luce durante gli scavi per la fognatura in via Pacchiotti, presso il ponte del Tortorello, e gli avanzi di una tomba romana del I secolo d. C., ritrovata nel 1979 presso la cappella del Bussone della frazione Villa.La prima citazione storica appare pero nella Cronaca di Novalesa, quando viene descritta la strada percorsa da Carlo Magno nel 773 d. C. per aggirare le famose Chiuse longobarde della Valle di Susa (Chiusa S. Michele), dove lo attendevano le truppe del re Desiderio.

Nell'estate del 773 l'esercito franco si mosse verso l'Italia. Alla fine di agosto Carlo valicò il Moncenisio e scese alla Novalesa, dove sostò, in attesa che la cavalleria e l'altra colonna, guidata dallo zio Bernardo, attraverso il Gran San Bernardo raggiungesse la pianura di Ivrea.
Radunati tutti i suoi uomini, il Re franco formò due distaccamenti: il primo avrebbe attaccato frontalmente le difese longobarde delle Chiuse, il secondo, ben più consistente, le avrebbe aggirate,
passando per un sentiero che saliva sulla cresta del versante orografico destro della valle. Il secondo distaccamento abbandonò i sentieri conosciuti seguendo un percorso «lungo la cresta di un monte e questo cammino fino ad oggi si chiama Via Francorum». Quindi «discesi dal monte, giunsero in un villaggio della pianura il cui nome era Vicus Gavensis (Giaveno), ed ivi radunatisi, schierarono l'esercito contro Desiderio».

Le truppe, raggiunta l'area attorno all'odierna Villar Focchiardo, affrontarono la salita su uno dei sentieri che seguono il corso del torrente Gravio; giunti sulla cresta spartiacque tra la Valle di Susa e la Val Sangone, valicarono uno di questi facili colli e scesero nel la pianura dove sorgeva Giaveno, da cui si poteva raggiungere Avigliana e la zona retrostante delle Chiuse longobarde. Non si sa con certezza quale sia stato il valico scelto da Carlo Magno: probabilmente i Franchi passarono per il Colle Bione, a monte di Sant'Antonino, o per il Passo di Pian dell'Orso, non lontano dal vallone del Gravio. Non si sa neppure se vi fu una vera battaglia: le cronache raccontano che Desiderio immaginava di avere davanti a sé gli avversari pronti allo scontro; quando si accorse che quelle che aveva di fronte non erano che scarse avanguardie, mentre l'avversario lo aveva aggirato alle spalle e stava per piombargli addosso con i suoi migliori fanti, saltò a cavallo e fuggì con i suoi soldati a Pavia.

Il borgo è citato ancora in due documenti: uno del 31 luglio 1001, in cui l'imperatore Ottone III lo comprende tra i beni feudali del marchese Olderico Manfredi Il, discendente di Arduino Glabrione;il secondo in un diploma del 1031, nel quale si accenna a una chiesa di S. Martino spettante ai monaci del convento torinese di S. Solutore. Il 22 giugno 1103 il conte Umberto Il di Savoia dona il territorio di Giaveno all'abbazia di S. Michele della Chiusa. La donazione sarà confermata nel 1209 dal conte Tommaso 1, dopo la breve parentesi in cui anche S. Michele era passata sotto la signoria del vescovo di Torino Carlo 1, insieme alla città ed al territorio adiacente, per il diploma imperiale emanato da Federico Barbarossa durante una delle sue discese in Italia (1159).

Già nei documenti del XIII secolo si accenna all'esistenza di un castello nella parte più elevata del borgo; verso la metà del secolo XIV l'abate Rodolfo di Mombello fece fortificare il nucleo antico dell'abitato, cingendolo di mura alte due trabucchi (circa 6 metri), intervallate da torri circolari.

Con Amedeo VI, il Conte Verde, la dinastia sabauda ottenne dalla Santa Sede la soppressione degli abati di S. Michele e la trasformazione dell'abbazia in una commenda (1379), cioè in un'istituzione religiosa assegnata in qualità di feudo a un ecclesiastico ben visto dalla corte sabauda, con tutti i redditi che essa produceva. I Savoia divennero i veri signori della Sacra, della quale nominavano gli abati commendatari.

Il dominio sabaudo subì una lunga interruzione a partire dal 1536, quando il Piemonte, durante la guerra tra l'imperatore Carlo V e Francesco 1 di Francia, fu inva so dall'armata francese e incorporato nella corona d'oltralpe. Le valli di Susa e del Sangone furono sottoposte al controllo degli uomini del governatore di Torino Carlo Cossè di Brissac.

Solo nel 1563 Emanuele Filiberto, dopo la vittoria di San Quintino (10 agosto 1557), poté rientrare a Torino e recuperare interamente i controllo del suo Ducato. A Giaveno, si ricorda di questo periodo la fondazione del celebre Seminario, dovuta al cardinale Guido Ferrero di Masserano, allora abate commendatario di S. Michele. Egli varò la‑nuova istituzione il l' dicembre 1571, con un atto firmato nell'antico castello, che inizialmente ne divenne la sede. Fu un'istituzione di grande prestigio per il paese e per il Piemonte, dove scarseggiavano ancora le scuole pubbliche. Faceva eccezione proprio Giaveno che, unico dei comuni vicini, aveva anche una scuola municipale pubblica a pagamento, già fiorente nel 1482.

Un altro fatto memorabile fu la sosta che, nell'ottobre del 1578 fece nel castello il cardinale di Milano S. Carlo Borromeo, invitato dal Ferrero a visitare la Sacra di S. Michele, dopo l'ostensione della Sindone avvenuta a Torino nello stesso anno. Nel luglio 1586 Carlo Emanuele I e la giovane moglie Caterina, per sfuggire al caldo della città, soggiornarono alcuni giorni nel castello, sebbene fosse assai modesto.
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